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Come funziona il cervello in fattoria.

Siamo abituati a dire che il tempo può scorrere lento o veloce, conosciutissima è la frase che dice che la lunghezza di un minuto dipende da quale parte della porta del bagno ti trovi ad essere! In effetti in pochi considerano gli effetti che può avere il tempo sulle relazioni e sull’apprendimento e non parlo soltanto della banalissima idea che più tempo studi più cose impari, perché oltre ad essere ovvia è piena di se e di ma. Cominciamo con il dire quali sono gli effetti dei devices sul nostro cervello, sulla nostra capacità di apprendimento e concentrazione. Ogni volta che controlliamo una mail o percepiamo il bip di un messaggino o squilla il telefono, qualunque processo cognitivo il nostro cervello stia elaborando, subisce una interruzione, esso viene rapito da un sovraccarico di lavoro. E’ come se nella preparazione di una gara sportiva, invece di dare continuità all’allenamento, ci interrompessimo sistematicamente. Oppure mentre stiamo cucinando, suona di continuo il microonde ed il forno e rischiamo di bruciare il purè. In fattoria questo rischio non si corre, i devices non servono per stare insieme agli animali, né per correre sui prati o saltare sulla sabbia. Quando raccogli erbe e ortaggi dall’orto, per le mani puoi tenere solo il cesto, figuriamoci mentre impasti la farina con le uova o sei seduto per discutere sugli eventi della giornata. Il tempo assume tutto il suo valore, non è lui a guidare noi ma siamo noi a decidere cosa fare. I ricercatori del Max Planck Institute for Human Development di Berlino hanno condotto uno studio su 630 berlinesi ed hanno scoperto che coloro i quali vivevano nei pressi dei parchi avevano una struttura cerebrale più sana, una memoria più salda e ragionamento più fluido. Alla Harvard T.H. Chan School of Public Health hanno invece dimostrato la più bassa mortalità (-12%) delle persone che vivono a contatto con la natura. Si stima che oltre il 70% della popolazione mondiale abiterà nelle città e questo potrà certamente essere un nuovo fattore di selezione naturale. Il dipartimento di psicologia della University of British Columbia Okanagan diretto dalla ricercatrice Holli-Anne Passmore, ha condotto una serie di studi dai quali ha avuto evidenza che il contatto con la natura è un fattore che incrementa direttamente il benessere delle persone e ormai chi segue i nostri post sa benissimo che apprendere in condizione di benessere è molto più facile ed efficace. Questo concetto è emerso in particolare durante l’ultimo incontro di lavoro dei Coltivatori di Futuro tenutosi il 30 Novembre 2018 a Spoleto dove studiosi, docenti e educatori hanno convenuto che uscire dall’aula e creare un ponte con la realtà circostante, ci fa introdurre elementi di rottura dello schema abituale e tirare in ballo nuove aree dell’attenzione di cui gli insegnanti possono approfittare per trasmettere le nozioni attraverso nuove attività esperienziali. Il nostro cervello elabora le idee mentre è libero da lavoro: è mentre nuotiamo o corriamo o facciamo una passeggiata che lui riordina le memorie. Le connessioni neuronali allora cercano i collegamenti tra i dati acquisiti e sollecitate da una immagine o un suono di cui prima non ci eravamo mai accorti, ma che camminando lentamente o guardando la realtà invece di uno schermo, finalmente riusciamo a vedere, nasce una nuova idea. Essa era proprio lì in mezzo al cammino di tutti ma solo chi ha potuto passare lentamente se ne è potuto accorgere. Il tempo in una fattoria… non è lui che comanda, non è la scaletta delle cose da fare che detta il ritmo della giornata. E’ la fattoria che comanda. E’ inutile che l’uomo faccia progetti troppo dettagliati, perché non si sa mai quanto impiegherà a raccogliere il miele o se la nostra Guendalina ti chiamerà perché il suo latte è troppo e vuole essere munta, oppure se ci si accorgerà che il recinto delle galline si sta rompendo. Il tempo in fattoria è nostro amico, ci aspetta e ci da la possibilità di fermarci, di aspettare, di osservare, di sognare. Soprattutto, la sera ci da la possibilità di sederci e parlare e raccontarci tutte le impreviste e stimolanti esperienze che ci hanno distolto dal piano prestabilito.

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